Roma, dipendenze digitali: smartphone usato dall’83% dei minori
07/05/2026
Lo smartphone è ormai uno strumento abituale per l’83% dei bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni nel Lazio, con una diffusione che cresce dal 65% nella fascia 6-10 anni fino al 96% tra i 17 e i 18 anni. È uno dei dati principali emersi dalla ricerca “Le dipendenze digitali tra i minori”, presentata a Roma durante la prima edizione della Giornata Regionale delle Dipendenze, promossa dall’ASP ISMA – Istituti di Santa Maria in Aquiro su mandato della Regione Lazio.
L’appuntamento, istituito dalla Legge Regionale n. 5/2025 e previsto ogni anno il 6 maggio, ha chiuso il percorso territoriale avviato nelle province di Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina. Le tappe hanno contribuito a costruire una rete di confronto tra istituzioni, servizi, associazioni e operatori impegnati sul fronte della prevenzione, dell’inclusione sociale e del sostegno alle persone con dipendenze.
La prima Giornata Regionale delle Dipendenze arriva a Roma
Ad aprire i lavori sono stati il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano, l’assessore regionale all’Inclusione sociale e ai Servizi alla persona Massimiliano Maselli, il segretario della Commissione Affari sociali della Camera Paolo Ciani e il presidente dell’ASP ISMA Antonio De Napoli.
La giornata romana ha rappresentato il momento conclusivo del percorso regionale, ma anche l’avvio di una fase orientata alla formazione, alla condivisione di buone pratiche e al rafforzamento degli interventi territoriali. Al centro dell’attenzione è stata posta la trasformazione delle dipendenze, con un focus particolare sull’uso problematico degli strumenti digitali tra i minori, fenomeno che coinvolge famiglie, scuola, servizi sanitari e comunità educanti.
Smartphone, social e chat: l’uso cambia con l’età
La ricerca, promossa da ISMA e curata dall’Istituto Piepoli, è stata condotta su 500 genitori residenti nel Lazio con figli tra i 6 e i 18 anni. Il quadro emerso mostra come il digitale sia entrato stabilmente nella vita quotidiana dei minori, sia in ambito familiare sia scolastico, ma anche come gli adulti avvertano difficoltà crescenti nel regolarne l’utilizzo.
Tra i più piccoli prevalgono videogiochi e video, mentre con l’adolescenza aumentano chat e social network. Nella fascia 17-18 anni, le chat sono utilizzate dal 71% dei ragazzi e i social dal 72%. Il rapporto con la tecnologia incide anche sulle relazioni familiari: il 40% dei genitori dichiara di avere conflitti con i figli legati all’uso dei dispositivi “a volte” o “spesso”, quota che sale al 53% tra gli 11 e i 13 anni, fascia indicata come la più delicata.
I segnali osservati dalle famiglie e il bisogno di supporto
I genitori segnalano diversi comportamenti compatibili con un uso problematico del digitale. Il 36% riferisce un uso eccessivo o non controllato dei dispositivi, il 33% osserva irritabilità quando il device non è disponibile, il 26% nota una riduzione del sonno, il 23% un calo del rendimento scolastico e il 22% forme di isolamento sociale.
La percezione del rischio è molto alta: il 93% dei genitori considera le dipendenze digitali tra i minori un problema grave e altrettanti le ritengono un fenomeno diffuso. Tuttavia, solo il 61% pensa che i genitori siano in grado di riconoscere i segnali di dipendenza, mentre appena il 50% ritiene che le famiglie sappiano a chi rivolgersi in caso di difficoltà.
Il report mette in evidenza anche una distanza tra percezione e richiesta di aiuto. Il 75% dei genitori giudica adeguato il proprio approccio educativo al digitale e molti dichiarano di ricorrere a dialogo, limiti di tempo e controllo dei contenuti. Allo stesso tempo, il 97% non ha mai chiesto supporto specifico su questo tema. L’ostacolo principale resta far rispettare le regole, indicato dal 47% degli intervistati.
Famiglie, scuola e servizi chiamati a una rete educativa
La formazione delle famiglie viene indicata dal 47% dei genitori come lo strumento più utile per affrontare il fenomeno, seguita dagli interventi scolastici, al 30%, e dal supporto psicologico, al 20%. Il bisogno di accompagnamento appare marcato anche sul piano istituzionale: solo il 41% dei genitori si sente supportato dalla scuola, il 36% dagli altri genitori e il 30% dai servizi sanitari.
Dai focus group emerge una richiesta precisa: affiancare all’informazione sui rischi un percorso educativo capace di coinvolgere famiglie, insegnanti, professionisti della salute e comunità. Gli operatori sottolineano la necessità di offrire ai ragazzi alternative concrete, spazi di relazione, strumenti per riconoscere le emozioni e modelli positivi vicini al loro linguaggio.
La ricerca presentata a Roma sposta così il tema dal solo tempo trascorso online alla capacità degli adulti di accompagnare bambini e adolescenti in un uso consapevole del digitale. Le famiglie riconoscono il problema, osservano segnali di disagio e chiedono strumenti operativi: formazione, sostegno educativo e una rete più solida tra scuola, servizi e territorio.
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