Servizi socioassistenziali: confronto in Commissione sulla proposta di legge regionale 245
21/02/2026
La Sala Etruschi ha ospitato l’audizione della VII Commissione “Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria, welfare”, presieduta dalla consigliera Alessia Savo, dedicata alla proposta di legge regionale n. 245 del 2 gennaio 2026 sulla disciplina dei servizi e delle strutture socioassistenziali. Un passaggio atteso dagli operatori del settore, chiamati a confrontarsi con un testo che ambisce a riordinare in modo sistematico un ambito frammentato e attraversato da esigenze sempre più complesse.
Erano presenti l’assessore Massimiliano Maselli e i consiglieri Daniele Sabatini ed Eleonora Berni (FdI), Giorgio Simeoni e Roberta Della Casa (Forza Italia), Nazzareno Neri (Noi Moderati), Marta Bonafoni (PD) e Marietta Tidei (Italia Viva). In apertura, la presidente Savo ha richiamato il lavoro istruttorio svolto dalla Giunta e l’intenzione di costruire un impianto il più possibile condiviso, invitando i soggetti auditi a trasmettere contributi scritti utili alla fase emendativa e a quella attuativa.
Una cornice normativa più chiara e leggibile
Tra gli interventi più articolati, quello di Mons. Antonino Treppiedi, per la Fondazione San Giorgio Roma, che ha evidenziato la coerenza interna del testo e la sua impostazione organica, capace di offrire riferimenti più chiari a enti gestori e utenti. Un punto, quello della leggibilità della norma, che incide direttamente sulla qualità dell’azione amministrativa e sulla certezza dei rapporti tra pubblico e privato sociale.
Analogo apprezzamento è arrivato da Maria Veronica Gallinaro, direttrice generale dell’ASP Istituti Riuniti del Lazio, che ha definito la proposta snella e di agevole applicazione, soffermandosi sulla distinzione tra servizi soggetti ad autorizzazione e quelli assoggettati a semplice comunicazione: una scelta che, se ben calibrata nei regolamenti attuativi, potrà alleggerire gli adempimenti senza sacrificare i controlli.
Il tema della trasparenza è stato richiamato con forza da Antonio De Napoli, presidente dell’ASP ISMA, che ha sottolineato il valore degli open data come strumento di tutela per cittadini e famiglie, in un settore in cui la fiducia si costruisce anche attraverso la tracciabilità delle informazioni e la chiarezza delle procedure di accreditamento.
Centralità della persona e radicamento nel territorio
Più voci hanno insistito sull’impostazione culturale della riforma. Salvatore Regoli, per l’Associazione Juppiter, ha rimarcato l’esigenza di servizi capaci di valorizzare l’autonomia delle persone fragili, aprendosi al territorio, alla scuola e alle reti associative. L’idea è quella di strutture non isolate, ma integrate nel tessuto sociale, dove la fragilità non sia relegata ai margini, bensì riconosciuta come parte attiva della comunità.
Gianluca Penza, della Comunità di Sant’Egidio, ha richiamato l’attenzione sull’equilibrio tra regolamentazione e flessibilità, per evitare irrigidimenti che finirebbero per snaturare esperienze nate dalla società civile. Pur formulando osservazioni puntuali su alcuni articoli, ha espresso un giudizio complessivamente favorevole, apprezzando il riconoscimento del ruolo del volontariato.
Dal Coordinamento Case-famiglia “Casa al plurale”, Luigi Vittorio Berliri ha sollecitato una riflessione sulle dimensioni delle strutture, sostenendo modelli più contenuti e più vicini a un contesto familiare. Una posizione ripresa anche da Alessandro Ferretti, presidente dell’ASP Tuscia, che ha invitato a vigilare affinché le soluzioni abitative non si trasformino in mere risposte logistiche prive di un’adeguata presa in carico.
Particolarmente significativo il contributo delle ASP San Michele e Asilo di Savoia, con Massimiliano Monanni e Serafino Giuliani, sul capitolo dei servizi sperimentali: esperienze come i percorsi post-comatosi o quelli dedicati all’Alzheimer richiedono un riconoscimento normativo stabile, per evitare incertezze che rischiano di compromettere la continuità assistenziale.
A chiudere i lavori, l’assessore Maselli ha parlato di riforma strutturale, aprendo alla possibilità di intervenire su alcuni parametri dimensionali e assicurando un confronto costante nella fase attuativa. Il passaggio ora si sposta sul terreno degli emendamenti e dei regolamenti: sarà lì che i principi enunciati troveranno la loro misura concreta, tra esigenze di controllo pubblico, sostenibilità gestionale e tutela effettiva delle persone più vulnerabili.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to