Regione Lazio, Rai e Università: intesa sulla parità di genere nei panel
24/03/2026
La firma del protocollo “No Women No Panel-Senza Donne Non se ne parla” segna per il Lazio un passaggio di rilievo sul terreno della rappresentazione femminile nello spazio pubblico. Nella Sala Tevere della Presidenza della Giunta regionale, Rai, Regione Lazio e le sei Università statali del territorio — Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Foro Italico, Tuscia e Cassino — hanno formalizzato un’intesa che punta a incidere in modo concreto sulla qualità della comunicazione istituzionale e del confronto pubblico.
L’obiettivo è chiaro: favorire un equilibrio di genere nei convegni, nei seminari, nei dibattiti, negli eventi pubblici e nelle trasmissioni, contrastando una sottorappresentazione femminile che continua a manifestarsi anche nei contesti in cui si produce sapere, si orienta il dibattito civile e si costruiscono indirizzi culturali e sociali. Il protocollo non si esaurisce in una dichiarazione di principio, perché prevede anche il monitoraggio delle buone pratiche, con una validazione affidata all’analisi sociostatistica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Un’intesa che unisce servizio pubblico, istituzioni e università
Il progetto affonda le sue radici nell’iniziativa No Women No Panel, nata su impulso della Commissione europea e poi rilanciata in Italia dalla Rai. In una prima fase la campagna ha trovato spazio su Radio1; successivamente, dal 2022, si è consolidata attraverso un Memorandum d’Intesa con alcune tra le principali istituzioni del Paese, dalla Presidenza del Consiglio al Cnel, dalla Conferenza delle Regioni all’Anci, fino al Cnr, alla Crui, ai Lincei, alla Rappresentanza della Ue in Italia e ad altri soggetti che hanno progressivamente ampliato la rete del progetto.
Il valore dell’accordo firmato nel Lazio risiede proprio nella sua composizione. Accanto al servizio pubblico radiotelevisivo e alla principale istituzione territoriale della regione, entra in campo l’intero sistema delle università statali laziali. Si crea così una convergenza tra luoghi diversi ma strettamente collegati: quello della comunicazione, quello della formazione, quello della ricerca e quello della programmazione pubblica. È in questa intersezione che può prendere forma un cambiamento meno episodico e più strutturale, capace di incidere sui criteri con cui vengono selezionate voci, competenze e figure autorevoli da portare all’attenzione del pubblico.
La posizione della Rai e il ruolo del servizio pubblico
Nel commentare la sottoscrizione del protocollo, l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi ha richiamato il compito del servizio pubblico nel promuovere una rappresentazione pluralista e rispettosa della società. Il riferimento non è soltanto simbolico. In un sistema mediatico che contribuisce ogni giorno a definire gerarchie di visibilità, priorità e legittimazione, la presenza o l’assenza delle donne nei luoghi del confronto ha un peso diretto sulla qualità della democrazia.
Secondo la linea espressa dalla Rai, il progetto si inserisce pienamente nella missione del servizio pubblico, chiamato a raccontare il Paese in maniera più aderente alla sua composizione reale. Da qui l’idea che parità di genere e inclusione non rappresentino un elemento accessorio della programmazione, bensì una responsabilità editoriale e civile. Programmi, iniziative di sensibilizzazione, confronto culturale e attenzione alla dignità delle persone diventano quindi strumenti con cui tradurre quel principio in una pratica quotidiana riconoscibile.
Il Lazio e la dimensione culturale delle pari opportunità
Per il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il protocollo si inserisce nel quadro delle priorità già indicate dalla Giunta in materia di pari opportunità. Il significato politico dell’intesa, nelle sue parole, sta nella capacità di mettere in relazione mondi che spesso procedono su binari paralleli: istituzioni, comunicazione, sapere, formazione e ricerca. È proprio in questi ambiti che si forma il linguaggio pubblico e si consolida, oppure si corregge, una determinata idea di autorevolezza.
Il richiamo contenuto nel nome stesso del progetto — “senza donne non se ne parla” — rimanda a una questione essenziale: un dibattito pubblico che esclude o riduce la presenza femminile perde credibilità, si impoverisce nella qualità delle competenze rappresentate e restituisce un’immagine parziale della società. Per questo la Regione collega l’attuazione del protocollo a un insieme più ampio di politiche già avviate, che comprendono il sostegno all’imprenditoria femminile, il lavoro dell’Osservatorio sulle pari opportunità e sulla violenza contro le donne, la promozione della presenza femminile nelle discipline STEM e le azioni di contrasto alla violenza di genere.
La novità più interessante, sotto il profilo pubblico, è che il protocollo prova a spostare l’attenzione dal semplice richiamo ai principi alla costruzione di un metodo. Non basta affermare il valore della rappresentanza: occorre misurare, verificare, correggere. È in questo passaggio che l’intesa acquista una fisionomia operativa e può diventare un riferimento anche per altri contesti istituzionali e territoriali.
Il Lazio sceglie dunque di legare la questione della parità non soltanto alle politiche sociali, ma anche alla qualità della parola pubblica. È una scelta che riconosce quanto la presenza femminile nei panel, nei confronti televisivi, nei seminari e nei luoghi della produzione culturale influisca sulla costruzione del senso comune, sulla percezione dell’autorevolezza e sulla possibilità di rendere più equilibrata la rappresentazione del Paese. In questo quadro, il protocollo firmato con la Rai e con le università appare come un tassello istituzionale rilevante, destinato a produrre effetti che vanno oltre la dimensione dell’evento formale.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to