“PretenDiamo Legalità”, a Viterbo coinvolti 1.500 studenti nella prima fase del progetto
02/04/2026
Si è chiusa nei giorni scorsi, in provincia di Viterbo, la prima fase di “PretenDiamo Legalità”, il progetto promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, pensato per diffondere tra i più giovani una cultura della legalità solida, consapevole e vicina ai linguaggi delle nuove generazioni. L’iniziativa, giunta alla sua nona edizione, ha coinvolto sul territorio viterbese 16 plessi scolastici, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, raggiungendo circa 1.500 studenti.
Il dato numerico restituisce da solo la dimensione del progetto, ma il valore dell’iniziativa va cercato soprattutto nel metodo scelto: incontrare gli studenti nei luoghi della formazione, costruire occasioni di confronto diretto con il personale della Polizia di Stato e affrontare temi che hanno un’incidenza concreta nella vita quotidiana di ragazzi e adolescenti. La legalità, in questo contesto, non viene proposta come formula astratta o parola d’ordine da ripetere, ma come esercizio di attenzione, responsabilità e partecipazione alla vita collettiva.
Incontri nelle scuole su temi sociali, digitali e relazionali
Nel corso del progetto, gli alunni hanno partecipato a incontri con personale specializzato della Questura di Viterbo e delle Specialità della Polizia di Stato. Gli appuntamenti sono stati costruiti per stimolare una riflessione ampia e aggiornata, capace di toccare questioni che riguardano da vicino il mondo giovanile e il contesto in cui cresce. Tra gli argomenti affrontati figurano la violenza di genere, la discriminazione, la sicurezza online, il cyberbullismo, l’intelligenza artificiale, la sicurezza stradale e la prevenzione dell’uso di alcol e sostanze stupefacenti.
La scelta di tenere insieme temi così diversi rivela un’impostazione precisa: educare alla legalità significa offrire strumenti per riconoscere il rischio nei comportamenti, nelle relazioni e negli ambienti, anche digitali, che i ragazzi frequentano ogni giorno. Il lavoro svolto nelle scuole ha puntato proprio a questo, invitando gli studenti a leggere con maggiore consapevolezza i segnali di pericolo che possono nascere da abusi online, dinamiche di esclusione, atteggiamenti discriminatori, relazioni violente o decisioni impulsive legate alla guida e all’uso di sostanze.
Il concorso come spazio di elaborazione personale
Alla parte formativa si affianca anche un concorso, che rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto. Gli studenti, infatti, hanno avuto la possibilità di trasformare riflessioni, domande e contenuti emersi durante gli incontri in elaborati creativi, utilizzando linguaggi differenti: dalle arti figurative ai prodotti digitali e multimediali. Una scelta che valorizza la partecipazione attiva e riconosce il ruolo dell’espressione personale nel percorso educativo.
Non si tratta soltanto di un’attività collaterale. Il concorso consente ai ragazzi di rielaborare i temi affrontati in modo autonomo, dando forma a un pensiero personale e, spesso, più incisivo di quello che può emergere in un semplice confronto in aula. È in questa fase che il progetto mostra la sua capacità di andare oltre la lezione frontale e di lasciare spazio all’iniziativa degli studenti, chiamati a interpretare la legalità con strumenti vicini alla loro sensibilità.
Ora la valutazione provinciale e la selezione nazionale
I lavori realizzati saranno esaminati da una commissione provinciale composta da personale della Questura, rappresentanti del mondo scolastico e della cultura. I vincitori saranno poi segnalati al Ministero dell’Interno per accedere alla selezione nazionale, passaggio che dà ulteriore rilievo al percorso svolto nelle scuole della provincia di Viterbo.
Il progetto conferma così una linea educativa che mette in relazione istituzioni, scuola e forze dell’ordine attorno a un obiettivo condiviso: costruire nei più giovani una consapevolezza più profonda del vivere civile. In una stagione in cui il lessico della legalità rischia talvolta di ridursi a formula rituale, iniziative di questo tipo acquistano valore proprio quando riescono a entrare nel merito dei problemi, a misurarsi con i cambiamenti sociali e tecnologici e a parlare ai ragazzi senza semplificazioni. La partecipazione registrata a Viterbo suggerisce che questa direzione, se sostenuta con continuità, può produrre un effetto reale nel rapporto tra giovani, regole e cittadinanza.
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