Droga e pistola nascoste in auto: due arresti della Polizia a Primavalle
10/03/2026
Un sistema di spaccio organizzato attorno a una sorta di “staffetta” tra automobili, con una vettura utilizzata come deposito mobile della droga e un’altra incaricata di effettuare continui passaggi per il ritiro e la distribuzione delle sostanze. È questo il meccanismo individuato dalla Polizia di Stato nel quartiere romano di Primavalle, dove sono stati arrestati un cittadino albanese di 41 anni e una donna romana di 24 anni, ora gravemente indiziati – in concorso tra loro – dei reati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e detenzione di arma clandestina con relativo munizionamento.
L’operazione è il risultato di un’attività investigativa condotta dagli agenti della VII Sezione Antidroga della Squadra Mobile, insieme ai poliziotti del XIV Distretto Primavalle. A far scattare i primi sospetti è stata una piccola utilitaria parcheggiata lungo una strada del quartiere, che per gli investigatori appariva al centro di un insolito via vai.
Il sistema della “staffetta” tra auto per lo spaccio
Gli agenti hanno iniziato a osservare attentamente la zona, ricostruendo nel tempo un comportamento ripetuto più volte durante la giornata. Una delle vetture rimaneva sempre parcheggiata nello stesso punto, mentre un’altra arrivava periodicamente, si fermava accanto per pochi minuti e ripartiva subito dopo, per poi tornare nuovamente.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’auto in sosta veniva utilizzata come una sorta di deposito mobile della droga, mentre l’altra svolgeva il ruolo di mezzo di collegamento per lo scambio e la distribuzione delle sostanze.
I sospetti si sono concentrati su un uomo già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati al traffico di stupefacenti e alle armi, affiancato da una giovane donna. Dopo diversi giorni di osservazione e raccolta di elementi investigativi, la Polizia di Stato ha deciso di intervenire con un blitz supportato da una perquisizione delegata dall’autorità giudiziaria.
Il blitz all’alba e il tentativo di distruggere la droga
L’operazione è scattata nelle prime ore del mattino. Mentre alcune pattuglie restavano appostate lungo la strada per monitorare eventuali movimenti sospetti, altri agenti hanno raggiunto un appartamento situato nelle vicinanze e riconducibile ai due indagati.
Nonostante nessuno aprisse alla porta, la presenza degli occupanti è stata tradita dal rumore dello sciacquone del bagno azionato ripetutamente. Un segnale che per gli investigatori indicava chiaramente il tentativo di disfarsi della droga.
Prima che le prove potessero essere eliminate, gli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento, sorprendendo l’uomo mentre cercava di far sparire le sostanze nello scarico del bagno, coperto alle spalle dalla giovane donna.
Droga, contanti e una pistola con matricola abrasa
Le successive perquisizioni hanno confermato il quadro investigativo maturato nei giorni precedenti. All’interno dell’abitazione gli agenti hanno sequestrato oltre 7.000 euro in contanti, una macchina conta-banconote, una bilancia di precisione e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi.
Nel corso delle verifiche sono stati rinvenuti anche orologi di pregio e decine di grammi d’oro, anch’essi sottoposti a sequestro in considerazione della evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita dei due indagati.
Nel cosiddetto “caveau mobile”, cioè l’auto utilizzata come deposito, i poliziotti hanno trovato oltre un chilogrammo di droga tra cocaina e chetamina, insieme a un’altra bilancia di precisione e ulteriore materiale per il confezionamento.
All’interno dello stesso veicolo è stata inoltre rinvenuta una pistola con matricola abrasa, accompagnata da 130 cartucce, immediatamente sequestrate dagli agenti.
Al termine delle operazioni i due indagati sono stati arrestati e trasferiti nelle case circondariali di Rebibbia e Regina Coeli. L’autorità giudiziaria ha successivamente convalidato gli arresti, disponendo nei loro confronti la misura cautelare della custodia in carcere.
Come previsto dalla normativa, si precisa che le informazioni investigative descritte si collocano nella fase delle indagini preliminari e che, per gli indagati, vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.